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Filobus a Modena
Cinquant'anni. Gli avvenimenti ci possano sopra veloci, e raramente ci si rende conto di quello che ci accade intorno. Il filobus è una di queste cose. Modena celebra quest'anno le sue nozze d'oro con questo mezzo di trasporto, e la cose quasi ci sorprende. Mezzo secolo: già, mezzo secolo che conviviamo con quei fili sospesi, che si snodano attraverso la città come un fascio di binari appesi al cielo, ormai così familiari che sembrano lì da sempre, come se facessero parte del nostro paesaggio quotidiano. Modena è una città filoviaria, ha una tradizione filoviaria.
Una delle poche realtà che, dopo il boom che questo mezzo di trasporto ha avuto in tutto il paese nel dopoguerra, ha resistito fino ad oggi senza alienare la sua rete e che così si ritrova, in un'epoca nella quale finalmente si tende a restituire alle persona una dimensione umano dei posto in cui vive, ad essere una città moderna, dotata di mezzi pubblici puliti, silenziosi, ecologici. Cinquant'anni. Per uno storia che comincia una fredda domenica del gennaio 1950.

1950. Inaugurazione dei servizio filoviario. Nel piazzale del deposito di viale Carlo Sigonio sfilano le vetture (in primo piano un FIAT 668 Consci, vettura 18), immortalate dalla cinepresa dei registet Carlo Lizzetni. Foto Archivio Comune di Modena
Nella seduta del Consiglio Comunale datata 16 maggio 1949 viene deciso di sostituire con il filobus la ormai obsoleta rete tranviaria.
Il 22 gennaio 1950 inizia il regolare servizio filoviario con due linee, la 3 barrato (Piazze Torre - San Faustino) e la 5 (Buon Pastore - San Cataldo).
Il punto nevralgico della rete è situato sotto la torre Ghirlandina, dove un rondò di bifilare corre attorno al monumento al Tassoni.
Questo diventa pure riferimento per l'entrata in servizio dei filovieri nonché per i controllori che verificano la regolarità dei passaggi delle vetture. Il 27 luglio la filovia raggiunge la Crocetta, a metà agosto si inaugura la linea 4 tra San Lazzaro e la Madonnina e in ottobre, con l'apertura delle linee 1 e 2 interstazionali, il tram, che per qualche mese ha convissuto coi filobus, si congeda per sempre. Ii servizio viene svolto da sedici vetture modello Fiat 668 Cansa, a due assi con guida centrale.

Inverno 1961. Un filobus della linea 2 (interstazionale sinistra), diretto (Alle ferrovie provinciali, carica passeggeri infreddoliti alla fermata di piazza Matteotti. La tabella indica il passeggio, da quella fermata, anche delle linee filoviarie 4 e 5, e della linea automobilistica M, che serve il mercato bestiame (solo al lunedì mattine). Foto Bottí e Pincelli - Modena

1965. La vettura 16, in servizio sulla linea 2 (interstazionale sinistra), diretta alle Ferrovie dello Stato, in uscita da viole Trenta Trieste si appresta a svoltare su largo Garibaldi. Foto Bandieri - Modena.
Nel settembre 1952 vi è un primo rinnovamento della rete, con un diverso abbinamento tra i tronchi periferici. Le linee diventano sei, così impostate: 1 e 21 interstazionali; 3 Ferrovie Stato - San Faustino; 4 Madonnina - San Lazzaro; 5 Ferrovie Provinciali - San Cataldo; 6 Buon Pastore - Crocetta.
Ben tre linee fanno capo alla 'Stazione Piccola", e testimonianza della notevole mole di viaggiatori trasportati all'epoca dai trenini della Sefta. L'anno seguente l'azienda acquista due nuove vetture, modello Fiat 2401 Canse, a due assi con guida a destra. La crescente importanza dei mercato bestiame, unita a nuovi insediamenti urbani, porta nel 1954 la linea filoviaria al quartiere Sacca, che viene collegato al centro con la linea 7. Contemporaneamente alla posa del bifilare di contatto oltre il cavalcavia della Madonnina, avvenuta nel 1959, lei rete viene nuovamente reimpostata con conseguente riequilibrio dei percorsi, puntando ad un migliore abbinamento tra i capolinea in ragione dei carichi riscontrati; in quest'ottica vengono immesse in servizio sei nuove vetture da undici metri di lunghezze, modello Fiat 2411 Consa, più moderne e capienti.
Dal ferragosto dei 1959 le linee si presentano così: 1 e 2 interstazionali; 3 San Lazzaro - San Faustino; 4 Madonnina- Crocetta; 5 Ferrovie Provinciali - San Cataldo; 6 Buon Pastore- Sacca.

1966. Nel traffico dei "ponte della Pradella", si incrociano due filobus delle linee interstazionali. La vettura 19, in servizio sulla linea 1 (interstazionale destra), ha già effettuato lo scambio e le aste hanno già impegnato il bifilare che svolta a destro per via Trenta Trieste. Foto Botti e Pincelli - Modena.
Negli anni sessanta, l'espansione della città verso la periferia e la costruzione di nuove strutture come il Policlinico, porta azienda e comune a studiare un importante ampliamento della rete filoviaria, tanto che l' AMCM, in previsione di ciò, acquista sette nuovi filobus, modello Fiat 2411 Menarini, che vengono consegnati nel 1964. Si progetto di prolungare la filovia sulla via Barchetta e oltre il cavalcavia della Crocetta di imminente realizzazione, così come una lunghissima linea circolare che corre attorno al centro sfruttando i viali di circonvallazione come via Giardini e viale Amendola avendo come capo la stazione delle ferrovie provinciali. Si studia pure di 'filoviarizzare' la zona del Villaggio Artigiano, nonché un allargamento delle linee interstazionali per servire il Policlinico da viale Moreali (in quest'ultimo caso si posano pure quasi ottocento metri di bifilare), ma niente di tutto ciò viene realizzato.
Il nuovo polo ospedaliero viene poi collegato nel 1965, con un tratto di linea aerea che si dirama da via Emilia Est verso via dei Pozzo: qui viene fatto arrivare le linea 4 che proviene dalla Madonnina. La linea stessa non fa più capolinea alla Crocetta, in quanto i lavori per il costruendo cavalcaferrovia a fianco delle fonderie non permettono l'arrivo dei filobus fino all'ex passaggio a livello. (il quartiere verrà poi servito dallo linea automobilistica P).
In quel periodo viene allungata la linea 6, che in direzione Sacca entra nel villaggio Ina, mentre dalla parte opposta supera l'incrocio tra via Don Minzoni e via Buon Pastore, percorre un tratto di via F.lli Rosselli andando a fare capolinea in via Conco. Nel giugno 1966, con la posa dei bifilare di contatto in viale Monte Kosica tra le Ferrovie dello Stato e la stazione delle autolinee, nasce la nuova linea 7 (Ferrovie Stato - Policlinico), che manterrà il suo percorso originale invariato fino ai nostri giorni. Lei linea 4 viene così soppressa

1968. Sotto alla ragnatela filoviaria della vecchia rotatoria di largo Corsica(1a vettura 12 si dirige verso la stazione delle autolinee passando davanti al noto bar Nuovo Fiore.
Paolo Greqoris - Genova.
La rete conosce in questo periodo la suo massima espansione (con oltre un milione e duecentomila chilometri percorsi dai filobus nel 1967), ma il declino è in agguato. Gli ultimi tratti di linea vengono montati nella primavera 1968 in corso Conalgrande e Corso Cavour (dove vengono deviati l'l e il 2 interstazionali a causa di lavori in corso in via Farini) poi, alla fine dell'estate di quello stesso anno, viene riformato radicalmente dall'AMCM il sistema dei trasporti urbani. La graduale espansione della città rende improvvisamente "piccola" la rete filoviaria: ad un ampliamento della stessa si preferisce sacrificare il filobus all'autobus, mezzo sicuramente più versatile (e più adatto alla graduale espansione della biglietteria automatica) e così vengono soppresse le linee 1 e 2 interstazionali e 3 (San Lazzaro - San Faustino). La fine delle linee interstazionali è dettato anche dal sempre minor traffico passeggeri della stazione delle ferrovie provinciali. La linea per Mirandola è stato chiusa nel 1964 e di lì a poco (1969) anche quella per Vignola diventerà un "ramo secco" da tagliare a favore dei pullman. Tre linee facenti capolinea alla Stazione Piccola diventano quindi eccessive, per cui in piazzo Manzoni giunge ora solo la 5, rimasta in esercizio insieme a 6 e 7.

1968. Piazza Manzoni. La vettura 17, in servizio sulla linea 5, proveniente da San Cataldo, si sta approssimando al capolinea della stazione piccola. Foto Paolo Greqoris - Genova.
La stessa 5 rimane in vita fino alla fine di settembre dei 1972, quando viene integrata nel percorso della linea automobilistica 15 (Morane - Vill.Artigiano): assieme alla storica linea per San Cataldo vanno in pensione pure gli ultimi 668 Cansa, i piccoli filobus a guida centrale che avevano inaugurato il servizio oltre vent'anni prima. In questo inizio degli anni settanta il traffico veicolare si intensifica notevolmente, e anche a Modena si comincia a studiare un nuovo piano dei traffico che porta alla realizzazione di numerosi sensi unici, come nei viale adiacenti il parco delle Rimembranze, e compaiono le prime corsie preferenziali per i mezzi pubblici. Scompare la rotatoria di largo Corsica e inizia pure una graduale chiusura dei centro storico al traffico privato.

1969. Largo Garibaldi. La vettura 33, in servizio sulla linea 7 diretta al Policlinico, si disimpegna in un traffico in crescente aumento.
Paolo Greqoris - Genova.

1969. La vettura 34, un Fiat 2411 Consa, in servizio sulla linea 6, proveniente dalla Sacca, transita in viale Buon Pastore costeggiando il muro che circondava il vecchio istituto religioso per giovani orfane dove oggi sorge il direzionale "I Portici". Foto Paolo Greqoris - Genova.
Nel 1973, anno dell'embargo petrolifero, con la famosa "austerity", che tra i vari provvedimenti limita la circolazione privata (e addirittura la blocca totalmente nei giorni festivi) e che di fatto incentiva l'uso dei mezzo pubblico, viene attuata una riforma dei trasporto, che porta tutte le linee automobilistiche a circolare fuori dal centro storico, anche per limitare l'inquinamento nel cuore della città. Entro l'anello dei viali, dal primo di ottobre, viaggiano solo le nuove linee filoviarie NordSud (Ferrovie Stato - P.le Risorgimento) ed EstOvest (L.go Garibaldi - Staz.Autolinee), oltre alla linea 7 che rimane in esercizio fino al luglio successivo. NS ed EO, linee che attraversano diametralmente il centro, raccolgono i passeggeri dalle linee automobilistiche nei capolinea di interscambio. Hanno la elevatissima frequenza di cinque minuti, viaggiano ininterrottamente dalle 5.30 alle 0.50 e sono completamente gratuite.

Autunno 1973. In pieno clima di austerity, la nuova linea NS è servita dalla vettura 41, un Fiat 2411 Menerini, che alla fermato di largo San Giorgio carica passeggeri diretti all'interscambio delle Ferrovie dello Stato. Foto Bottí e Pincelli - Modena.
Le vetture filoviarie e disposizione dell'azienda sono oro tredici, che gradualmente vengono revisionate e ricolorate. Si passo infatti dal tipico colore verde al più attuale arancio-crema.
L'esperimento di interscambio sulle filovie NS-EO non dà tuttavia i risultati sperati: dal luglio 1974 alcune linee automobilistiche (11, 12 e 14) ripercorrono le vie dei centro, e dall'anno successivo avviene una trasformazione che ripristina i collegamenti originari delle linee 6 (Buon Pastore - Sacca) e 7 (Ferrovie Stato - Policlinico). Il parco filoviario comincia a diventare insufficiente ed urge l'acquisto di altri mezzi. Mancando, all'epoca, costruttori nazionali di filotelai, l'AMCM è costretta a rivolgersi ad aziende di altre città che hanno dismesso il servizio filoviario. Vengono così acquistate dall'ATAM di Livorno quattro vetture Fiat 2411 Cansa, scelte in quanto analoghe ad oltre già presenti nella flotta modenese.
Revisionate nella parte elettrica e nella carrozzeria, dal 1975 prendono gradualmente servizio. Nei successivi undici anni il parco dei filobus, ora di diciassette unità, svolge egregiamente il servizio sulle linee 6 e 7, confermando la scelta oculata di conservare, rispetto ad altre realtà italiane, la rete filoviaria.

1982. In questa ripresa dall'alto, si notano le apparecchiatura dei trolley della vettura 38, che transita dall'incrocio tra via Emilia Centro e via Farini diretto al Policlinico, mentre presta servizio sulla linea 7. Foto Giorgio Fantini - Modena.
All'Inizio degli anni ottanta ricomincia, sia pur timidamente, una produzione nazionale di vetture Filoviarie, dovuta anche alla riscoperta di questi mezzi silenziosi e non inquinanti, legata anche a nuove prese di coscienza della società sul problema ecologico.
L'AMCM, sulla scia di altre aziende come Rimini, Cremona e Parma, che rinnovano radicalmente il proprio parco veicoli, ordina quattordici modernissimo nuovi filobus (modello Iveco Fiat 2471 socimi), che vengono consegnati e partire dei 1985. L'arrivo di queste nuove macchine manda definitivamente in pensione tutti i filobus della prima generazione. Due vetture soltanto, una per tipo, si salvano dalla demolizione, grazie anche all'intervento di alcuni appassionati. La n. 33, che rimane ricoverato al deposito di via Sigonio e la n. 37, inviata al Museo Nazionale dei Trasporti di La Spezia. Un discorso a parte meritano le quattro vetture ex Livorno, che vengono riacquistate da appassionati della città labronica e restaurate per uso storico. I nuovi filobus entrano in servizio regolare nel dicembre 1986, portando per pochissimo tempo, sulle fiancate, le insegne AMCM. Infatti, nel giugno 1988, la rete filoviaria, così come tutto il servizio automobilistico urbano, viene assorbito dal consorzio ATCM. Le linee 6 e 7 proseguono il loro servizio regolare fino al 1992, anno in cui viene sospeso il servizio sulla linea 6 per motivi di viabilità. La 7, in modo discontinuo, prosegue il servizio fino al 1996, anno in cui viene iniziato un lavoro di estensione della rete aerea, così come previsto dall'ultima riforma dei trasporto pubblico, il "Piano Husler". La parte filoviaria del piano, oltre alla conservazione della linea 7 ed all'allungamento della 6, che arriva nel tronco sud fino a via Fortì e in quello nord fino a via Sant' Anna (fungendo pure, in quest'ultimo tratto, come tronco di servizio fino al nuovo deposito, attivo dal 1996), prevede pure lei elettrificazione della linea 11, tra viale Gramsci e via dello Zodiaco. A parte alcuni brevi tratti, il nuovo bifilare di contatto è a tutt'oggi posato, compreso un collegamento tre, la stazione Autolinee e via Santi, che andrà a servire, in un prossimo futuro, gli uffici comunali.
Sotto il profilo più squisitamente tecnico, da rimarcare il cambio di tensione della rete, che passa dai 600 ai 750 volts, sempre in corrente continua. Questo ha comportato la costruzione di quattro nuove sottostazioni per l'alimentazione della stessa, con componentistica molto compatta e sofisticata, realizzato dall'Ansaldo. Il passaggio ai 750 volts ha di conseguenza portato a uno trasformazione delle quattordici vetture Socimi, che hanno subito uno sostanziale modifica dell'equipaggiamento elettrico, curato dalla ditta Albiero. Nuovo pure l'aspetto cromatico della carrozzeria, che con il giallo e il blu richiama i colori della città. La grande novità di questo rilancio della filovia modenese è però rappresentato dall'immissione in servizio di dieci nuove vetture di grande capacità. Si tratta di filosnodati costruiti della modenese Autodromo su telaio MAN, che sono stati gradatamente consegnati all'Azienda in questi ultimi mesi. Mezzi tecnologicamente assai avanzati negli apparati elettronici, sono caratterizzati dalla presenza di un sistema di marcia bimodale: oltre infatti al motore elettrico, dispongono di un propulsore diesel che consente, in casi di emergenza, una marcia autonoma svincolato dalla linea aerea di contatto.

Dicembre 1986. 1 nuovi filobus Socimi, appena consegnati vengono presentati dall'AMCM alla cittadinanza nelle centrale piazza Grande. Foto Giorgio Fantini - Modena

Maggio 1999. Nel piazzale interno al nuovo deposito di via Sant'Anna, il primo filosnodato consegnato dell'Autodromo effettua i primi collaudi in tensione. Foto Giorgio Fantini - Modena.
Cinquant'anni. Quei fili appesi al cielo sono ancora li, pronti a rianimarsi di elettricità. Il rilancio di questo mezzo di trasporto che ha indiscutibilmente accompagnato tanti anni di vita cittadina, è finalmente realtà. Le aste sono in tensione. Si parte.
Autori del testo: Alessandro Bedoni e Giorgio Fantini
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